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قزاقستان 2021، نقطه تحول عصر پوتین[امانوئلی پیترو ، ایل جورناله(ایتالیا)، 11ژانویه 2022]

188473  ۱۴۰۰/۱۰/۲۳
آمار بدترین بحران سیاسی- مدنی قزاقستان بسیار سنگین است: 8000 مورد بازداشت، بیش از 160 کشته و بیش از 1700 زخمی و وارد آمدن خسارات به اموال دولتی و خصوصی معادل 175 میلیون یورو یا بیشتر. همه و همه دو چیز را منعکس می سازد: عدم آمادگی مقامات که با آغاز شورش ها غافلگیر شدند و طراحی بسیار دقیق شورش که وسعت و گستردگی آن بیانگر داشتن حامیان متعدد داخلی و خارجی بوده است.
 
1- آمار بدترین بحران سیاسی- مدنی قزاقستان بسیار سنگین است: 8000 مورد بازداشت، بیش از 160 کشته و بیش از 1700 زخمی و وارد آمدن خسارات به اموال دولتی و خصوصی معادل 175 میلیون یورو یا بیشتر. همه و همه دو چیز را منعکس می سازد: عدم آمادگی مقامات که با آغاز شورش ها غافلگیر شدند و طراحی بسیار دقیق شورش که وسعت و گستردگی آن بیانگر داشتن حامیان متعدد داخلی و خارجی بوده است.
2- اولین هدفی که کرملین قصد دستیابی به آن را دارد ، در اجلاس مجازی پیمان امنیت جمعی (OTSC ) ترسیم گردید: جلوگیری از شکل گیری انقلاب های جدید رنگی در حوزه روسیه. 
3- نکات محوری در سخنرانی رئیس جمهور قزاقستان عبارتند از: این فتنه از مدت ها قبل طراحی شده است. ترتیب دهندگان آن قصد تصرف آلماتی را که در موقعیت جغرافیایی راهبردی واقع شده است داشتند. طرحی برای حمله به نور سلطان در مقیاسی وسیع وجود داشت. ریاست جمهوری این کشور رویداد اخیر را «جنگی تروریستی علیه قزاقستان» قلمداد می کند. 
4- رهبر کرملین نیز خطاب به یک مخاطب متفاوت یعنی مخاطب بین المللی و با هشدار به کارگردانان کودتای نافرجام چنین گفت: استقرار سریع و انبوه نیروهای حافظ صلح ثابت کرد که پیمان امنیت جمعی در مدیریت بحران  مفید و موثر عمل کرده است. احتمالاً در قزاقستان گروه های چریکی کاملاً سازمان یافته که برخی نیز ظاهراً در اردوگاه های تروریستی در خارج آموزش دیده اند وارد عمل شده اند. کسانی که تلاش برای سرنگونی را طراحی کردند از «فناوری های میدان» بهره جسته است.
اداره کل رسانه های خارجی
ترجمه: مریم شرکاء

 

 

https://it.insideover.com/politica/kazakistan-2021-il-punto-di-svolta-dell-era-putin.html?utm_source=ilGiornale&utm_medium=article&utm_campaign=article_redirect&_ga=2.2300912.1159923970.1641831147-1750072170.1601402307  

Il Giornale 

Kazakistan 2021, il punto di svolta dell’era Putin

Pietro Emanueli 

11 Gennaio 2022 

A meno di imprevisti, che sono sempre possibili, la sedizione pilotata che ha avuto luogo in Kazakistan sembra essere sul viale del tramonto: nelle grandi città è stato ripristinato l’ordine, le infrastrutture strategiche sono protette a mano armata dai soldati dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC) e i disordini sono stati circoscritti ad alcune aree.

Il bilancio della più grave crisi politico-civile del Kazakistan è pesantissimo – 8000 arrestati, più di 160 morti, oltre 1700 feriti, danni alle proprietà pubbliche e private pari o superiori ai 175 milioni di euro –, ed è il riflesso di due cose: l’impreparazione delle autorità, colte completamente di sorpresa dallo scoppio dei moti, e la meticolosa pianificazione dell’insurrezione, la cui vastità è presumibilmente imputabile al fatto di aver trovato innumerevoli sponsor interni ed esterni.

Lenire e cicatrizzare le ferite apertesi a inizio anno non sarà per nulla facile, perché occorreranno riforme multisettoriali in tempi brevi e di natura realmente incisiva, ma lo spegnimento dell’incendio e l’allontanamento di uno spettro balcanizzazione permetteranno a Kassym-Jomart Tokayev e Vladimir Putin di dormire sonni tranquilli, almeno per un po’, e di concentrare lo sguardo sul da farsi, cioè sull’evitare che nuovi tumulti del genere ricapitino.

Il vertice, di cosa si è discusso

Il primo obiettivo che il Cremlino intende conseguire nel dopo-“Euro-Almaty” è stato delineato con chiarezza nella giornata del 10, in occasione di un vertice virtuale dell’OTSC organizzato allo scopo di fare il punto della situazione: evitare nuove rivoluzioni colorate nella russosfera. Perché di tentativo di rivoluzione colorata si è trattato, secondo i membri dell’OTSC.

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Gli interventi più importanti della video-riunione dell’OTSC sono stati indubbiamente quelli di Tokayev e Putin. I punti-chiave del discorso del presidente kazako sono stati i seguenti:

La sedizione sarebbe stata preparata per molto tempo.

Gli organizzatori avrebbero avuto come ambizione la cattura dell’ex capitale Almaty, la cui localizzazione geostrategica avrebbe permesso loro di prendere il controllo del Kazakistan meridionale.

Sarebbe esistito un piano per consumare un attacco su larga scala contro Nur-Sultan.

La presidenza considera quanto accaduto una “guerra terroristica contro il Kazakistan”.

Il capo del Cremlino, diversamente e prevedibilmente, si è rivolto ad un pubblico differente – quello internazionale –, prendendo la parola per promuovere l’OTSC e inviare un monito ai registi del golpe fallito:

Il dispiegamento rapido e massiccio delle forze di mantenimento della pace ha (di)mostrato che l’OTSC è tanto utile quanto efficace nel gestire crisi di una certa gravità – un messaggio avente quali destinatari l’Uzbekistan e tutti quei Paesi interessati all’adesione all’alleanza.

In Kazakistan avrebbero operato dei “gruppi di militanti ben organizzati”, alcuni dei quali “apparentemente addestrati in campi per terroristi all’estero”.

Chiunque sia stato ad orchestrare il tentativo di rovesciamento avrebbe organizzato “tecnologie di Maidan”.

Euro-Almaty, un punto di svolta

Potrebbe non essere una coincidenza che Euro-Almaty sia scoppiata alla vigilia dei colloqui ginevrini tra Stati Uniti e Russia su sicurezza, stabilità strategica e Nato. Probabilmente, non lo è. Così come coincidenza non fu l’escalazione tra Ucraina orientale e Mar Nero dello scorso aprile, scoppiata in prossimità della bilaterale Putin-Biden. 

Kazakistan come Donbass: teatri di crisi dalle dimensioni preoccupanti eppure risolvibili in qualche giorno, al massimo qualche settimana, dove l’aumento controllato della tensione può tornare utile in sede negoziale a colui che sa farne utilizzazione. Rischio calcolato plasmato dalla psicologia del cane applicata alle relazioni internazionali: azzardato ma, molto spesso, efficace. 

Diversamente da Putin, però, che per mezzo di quell’ammassamento ottenne l’ammansimento di Volodymyr Zelensky e la stabilizzazione del Mar Nero, Joe Biden non otterrà molto dall’incediamento del Kazakistan. Al contrario, l’Occidente rischia di perdere i progressi conseguiti nella pivotale terra kazaka dal dopo-Nazarbaev ad oggi, avendo de facto consegnato Tokayev a Putin, svelato tutte le proprie quinte colonne in loco e impensierito un’intera regione, l’Asia centrale postsovietica, che pullula di autocrazie illuminate le cui gerarchie hanno soltanto due fobie: terrorismo e cambi di regime. Due fobie per le quali Putin, dall’Euro-Almaty in avanti, potrà dire di avere la soluzione: rafforzamento del sodalizio con la Federazione russa e adesione a quel salvavita rispondente al nome di OTSC.

 

 
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